Venerata come "Santissima Madre di Dio" dai cattolici e dagli ortodossi

Venerata come "Santissima Madre di Dio" dai cattolici e dagli ortodossi, la sua santità è comunque riconosciuta dalla Comunione anglicana e anche da confessioni protestanti come quella luterana. Soprattutto in Italia è usato anche il titolo di Madonna.


Il prossimo 23 ottobre 2020 si festeggerà il centenario dalla sua nascita

Il prossimo 23 ottobre del 2020 si festeggerà il centenario dalla nascita di Gianni Rodari e vista l’importanza di questa data, per ben trecentosessantacinque giorni, verrà celebrato in tutta Italia, con letture, nuove pubblicazioni, eventi speciali e tantissimo altro ancora. Gianni Rodari nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul lago d'Orta, da Giuseppe Rodari, fornaio, sposato con Maddalena Aricocchi, commessa nella bottega paterna. Oggi sulla parete della sua casa natale, c'è una targa che lo ricorda. Poiché i genitori stavano in negozio venne seguito nel corso della sua infanzia da una balia di Pettenasco. A Omegna frequentò le prime quattro classi elementari ma poi, in seguito alla morte del padre per broncopolmonite (nel 1929), si trasferì a Gavirate in provincia di Varese, paese natale della madre, con il fratello Cesare (1921-1982).

Nel 1931 la madre lo fece entrare nel seminario cattolico di San Pietro Martire di Seveso in provincia di Milano, ma comprese ben presto che non era la strada giusta per il figlio e nel 1934 lo iscrisse alle magistrali. Erano anche anni di passione musicale, Rodari prendeva lezioni di violino. Con alcuni amici formò un trio e cominciò a suonare nelle osterie e nei cortili della zona, ma la madre non lo incoraggiò.

Nel 1937 Rodari si diplomò come maestro e nel 1938 fece il precettore a Sesto Calende, presso una famiglia di ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania. Nel 1939 si iscrisse alla Facoltà di Lingue dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, abbandonando però i corsi dopo pochi esami. Insegnò in seguito a Brusimpiano, Ranco e Cardana di Besozzo. Come egli stesso disse, la sua scuola non fu grandiosa a causa della sua giovane età, tuttavia si rese conto che fu una scuola divertente, dove i bambini utilizzavano la fantasia addirittura per aiutarlo a correggere le sue stesse opere: questa, insieme a molte altre, fu una delle caratteristiche basilari di Rodari, che lo faranno sempre riconoscere per la sua originalità.

Durante la Seconda guerra mondiale venne esonerato dal servizio militare a causa della salute cagionevole. Intanto vinse il concorso per maestro e insegnò come supplente a Uboldo. Nel dicembre del 1943 venne richiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana e assegnato all'ospedale milanese di Baggio. Traumatizzato dalla perdita dei suoi due migliori amici (Nino Bianchi, morto nel naufragio della nave Calipso nel Mediterraneo all'inizio della guerra, e Amedeo Marvelli, deceduto durante la campagna di Russia) e dall'internamento del fratello presso un campo di concentramento nazista in Germania, prese contatti con la Resistenza lombarda, gettò l'uniforme ed entrò in clandestinità; quindi si avvicinò al Partito Comunista Italiano, a cui si iscrisse il 1º maggio 1944.

Dopo la Liberazione del 25 aprile 1945 iniziò la carriera giornalistica in Lombardia, dapprima con il giornaletto ciclostilato Cinque punte, poi dirigendo L'Ordine Nuovo, periodico della Federazione Comunista di Varese. Nel frattempo pubblicò alcune trascrizioni di leggende popolari e dei racconti anche con lo pseudonimo di Francesco Aricocchi. Nel 1947, approdò a L'Unità di Milano, su cui, due anni dopo, iniziò a curare la rubrica La domenica dei piccoli.
Nel 1950 lasciò Milano per Roma, dove fondò e diresse, con Dina Rinaldi, il giornale per ragazzi Pioniere (settimanale dell'API, Associazione Pionieri d'Italia), con cui collaborò per una decina d'anni, fino alla cessazione della pubblicazione. In tale periodo fondò il campeggio estivo dei Pionieri, con sede prima a Sestola (Modena) e poi a Castelluccio di Porretta Terme (Bologna).

In piena guerra fredda, nel 1951, dopo la pubblicazione del suo primo libro pedagogico, Il manuale del Pioniere, venne scomunicato dal Vaticano, che lo definì "ex-seminarista cristiano diventato diabolico". Per tale motivo le parrocchie bruciavano nei cortili il Pioniere e i libri di Gianni Rodari. Il 25 aprile 1953 sposò la modenese Maria Teresa Ferretti, segretaria del Gruppo Parlamentare del Fronte Democratico Popolare (da cui avrà la figlia Paola nel 1957) e il 13 dicembre dello stesso anno fondò Avanguardia, giornale nazionale della FGCI, Federazione Giovanile Comunista Italiana. Chiusa l'esperienza nel 1956, tornò, chiamato da Pietro Ingrao all'Unità (da settembre 1956 a dicembre 1958).

Dal 1954, per una quindicina di anni, collaborò anche a numerose altre pubblicazioni: scrisse articoli su quotidiani e periodici; curò libri e rubriche per ragazzi. Tuttavia entrò nell'Albo dei giornalisti solo nel 1957. Dal primo dicembre 1958 passò a Paese Sera come inviato speciale e nello stesso periodo iniziò a collaborare con Rai e BBC, come autore del programma televisivo per l'infanzia Giocagiò. Dal 1966 al 1969 Rodari non pubblicò libri, limitandosi a una intensa attività di collaborazioni per quanto riguarda il lavoro con i bambini. È questo un periodo molto duro per lui soprattutto a causa delle sue condizioni fisiche e della gran mole di lavoro.


L'undicenne Caterina ha rinunciato alla sua lunga chioma per aiutare i malati oncologici: «Mi rende felice pensare che una bambina possa sentirsi bella con i miei capelli»

LUGANO - Quarantasei centimetri di generosità per ridare il sorriso a chi lotta contro il cancro. È un gesto che ha fatto presa sui social quello di Caterina, undicenne che frequenta la prima media a Viganello. Lo scorso 30 marzo, assieme alla mamma, la giovane è entrata nel salone di Rosi Dafond a Minusio per donare la sua lunga chioma di un nero particolare.

Caterina spiega - Un taglio netto e un filmato realizzato per sensibilizzare sul tema. Ma anche una lettera in cui Caterina parla del «bisogno di compiere un bel gesto»: «Pensare che un giorno una bambina potrà accarezzare i miei capelli e sentirsi bella mi rende molto felice. Tutti noi possiamo aiutare ognuno a proprio modo: io con i capelli, altri donando il sangue o il proprio tempo».                                                       


Cuore d'autore 12. Se ne è andato Nereo, il clochard gentile

Così alcuni street artist, gli abitanti della zona, hanno voluto ricordare il clochard che nella notte dello scorso 7 gennaio 2019, è stato travolto e ucciso, a Roma, da un pirata della strada.

Le opere sono apparse lungo il viadotto di Corso d’Italia nel quartiere Trieste. Una morte, quella di Nereo, che ha commosso e addolorato il quartiere in cui viveva da tempo.